Mio nonno Antonio Scanderebech sopravvissuto ai campi di sterminio

Ieri, 27 gennaio 2015, “GIORNATA DELLA MEMORIA” …PER NON DIMENTICARE…… all’età di 21 anni, Quintino Scanderbech deportato dai tedeschi in Polonia nei campi di concentramento (“Fiju meu, te notte u Tata tou rischiava cu rivava alla foggia nunca minavane e scorse, e cerane bbone e scorse te patate…”) . Liberato successivamente dai Russi; fece il ritorno in Italia con un convoglio merci all’aperto, arrivando nella stazione di Milano aveva le gambe “CONGELATE” e non si reggeva in piedi, l’avevano “AIUTATO” a scendere e “DEPOSITATO” per terra. Per sua fortuna un fellinese (abitante di Felline piccolo comune in provincia di Lecce) lo riconosse e lo prese “letteralmente” in braccio come un bambino e lo accompagnò fino a Felline. Questa persona di Felline è Nicola PLACi’ ( LO RINGRAZIO ANCORA DI CUORE per quello che ha fatto per mio NONNO !!!!!). Arrivato a Felline era sempre a letto senza nessun segno di vita per le gambe…..ma durante la processione di S. Antonio Santo Patrono di Felline, i miei bisnonni fecero sostare la statua vicino casa per farla vedere a mio Padre, e da quel momento le gambe iniziarono a muoversi!!!… per tutta la vita, mio Nonno si adoperava per la Festa di S. Antonio raccogliendo uva con la bicicletta e poi da anziano con l’ape. Contadino, pescatore e MINATORE in Belgio, ( Grazie al fratello Salvatore che lo convinse a ritardare di qualche giorno la partenza per causa di una stracittadina partita di calcio tra Alliste contro Felline; arrivò a Marcinelle il giorno 9 agosto del 1956, subito dopo la tragedia; sconvolto del disastro ritornò subito a casa. Morto a Torino il 21 del mese di settembre 1993, chiamò il giorno dopo mio zio Giovanni: ” Giovà, Giovà, Giovà!!!” mentre era nel cimitero di Felline insieme a tre decoratori fellinesi che stavano ultimando la decorazione della tomba di famiglia (ascoltarono anche loro “increduli” l’urlo di mio Nonno). SONO FORTUNATA PER AVERE UN Nonno COSI’!!!!!

Il 14 maggio 2013 decisi di fare un viaggio nel giorno in cui ricorreva la liberazione del campo di Mathausen, nonché nel giorno del mio compleanno, quell’esperienza mi ha segnato la vita e rimarrà indelebile nel mio animo… Mio nonno morì quando io avevo solo otto anni e nulla mi raccontó di questa fortuna a sopravvivere ai campi di sterminio, sono sicura che quando il 14 maggio scorso passeggiavo per le strade di Torino a distanza di un anno da quel viaggio e udii da un musicista di strada “bella ciao” era un segnale suo per non dimenticare…

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